L’Atalanta di Percassi, una maglia per ogni neonato. Populista? No, è solo marketing!


Il nuovo presidente cita sempre l’attaccamento ai colori sociali. Ecco le nuove divise.

Ci ho pensato un paio di giorni e alla fine mi decido a scrivere due righe sulla presentazione della nuova maglia dell’Atalanta. Ammetto che mi avevano lasciato dubbioso certi proclami del neopresidente Antonio Percassi. Per prima cosa ho cercato di ricordare i suoi trascorsi: ex giocatore e presidente atalantino. Bergamasco doc. Imprenditore di successo e non solo nel suo territorio.

Allora perché lasciarsi andare a dichiarazioni da “sagra della salamella” alla presentazione delle nuove divise per il campionato si Serie B 2010/11? Andiamo con ordine. Le prime parole di Percassi a colpire la mia fantasia sono state:

“Ripartiamo da Doni e Tiribocchi: Cristiano è una bandiera e sarà ancora determinante, Simone è una punta di qualità (…) Per quel che riguarda tecnico e giocatori sceglieremo gente disposta a sputar sangue per la maglia”.

Cavoli: sputare sangue per i propri colori sociali è una delle immagini più orrende in voga nel lessico calcistico. Ma molto realistica. Sul fatto che Doni muoia in campo ho qualche dubbio anche se lo rispetto visto che abbiamo la stessa età e lui fa ancora vita da atleta professionista. L’altra uscita di Percassi è stata molto roboante:

“E’ contro natura non amare l’Atalanta se si è bergamaschi. D’ora in poi in tutti gli ospedali di città e provincia ogni nuovo nato troverà una maglia nerazzurra e una lettera con la frase ‘tu devi essere atalantino’. Agli ingressi della città metteremo dei cartelloni giganti in modo che tutti sappiano chi siamo. E allo stadio ci dovrà essere un tale tifo da far tremare gli avversari…”.

Va bene, l’Atalanta si tifa nella Bergamasca con qualche defezione per Albinoleffe e Alzano Virescit. Ma fuori dai confini della provincia si cambiano colori (da una parte Milano dall’altra Brescia seguendo l’A4). E comunque, mi sono detto, mio nipote che è nato per puro caso medico nella Bergamasca adesso avrebbe la maglia neroblu di Doni.


Però con calma ho capito che Percassi è uno dei pochi presidenti che punta alla maglia come valore di aggregazione e marketing.
Ha messo subito a tacere la curva (“basta violenze allo stadio”, ho letto in giro per la Rete) e puntato forte alla divisa della Dea come veicolo dell’atalantinità. E si è pure presentato sul palco con la maglia anche lui alla presentazione della squadra. Vuole la Serie A in un anno per risollevare un popolo depresso.


E così eccoci a parlare delle nuove maglie dell’Atalanta Bergamasca Calcio. Righe bicolori strette e maniche nere per la prima divisa. Maglia bianca con banda diagonale bicolore per la seconda (ricorda un po’ la seconda della Sampdoria di quest’anno).

Un unico consiglio, presidente: se ci tiene all’identità bergamasca della squadra tolga subito lo stemma cittadino dal fondo della maglia (in pratica sta sul sedere del calciatore) e lo metta in un punto più “nobile”. Come fa da sempre il Barcellona con la bandiera della Catalogna. Per essere “più che un club” bisogna curare anche i minimi dettagli. Fanno la differenza!

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