Multa da 15mila dollari per una sottomaglia, la Nfl sempre più in versione “No Fun League”


Nate Burleson con “What Up Doe!” voleva salutare i tifosi.

Il wide receiver dei Detroit Lions è stato multato di 15mila dollari (10.637,54 euro) dalla Lega di football americano dopo il match contro i Rams. Andiamo con ordine. Alla presentazione delle squadre Nate si è presentato alzando la maglia da gioco dei Lions e mostrando la t-shirt con la scritta “What Up Doe!”. Una maglia non autorizzata dalla lega americana. Poi, dopo aver marcato un touchdown, ha calciato la palla ovale verso il pubblico per festeggiare. Lo stesso giocatore, classe 1981 nato a Calgary (Canada), ha spiegato sul suo Twitter la vicenda della maglia: “Per chi me lo chiede: sulla maglia c’era scritto What Up Doe“. E poi, a multa ricevuta con busta Fed Ex, la replica: “Lezione imparata, ma comunque le mie sono state reazioni spontanee“. Difficile sostenere che abbia progettato di farsi spennare di 15mila bigliettoni verdi.


Cosa c’era scritto sulla maglia di così multabile, allora? “What Up Doe!” è un saluto gergale in voga a Detroit. Chi è under 40 e vive nella città industriale sa benissimo che è l’equivalente del “What’s Up” che è in uso nel Sud degli States. A Detroit è in voga dalla metà degli Anni 80 e deriva dallo slang degli spacciatori di droga. Non proprio da “accademia della crusca Quaker” (visto che siamo negli Usa), ma ampiamente sdoganato. Infatti la Nfl ha multato Burleson per aver “mostrato un messaggio personale” e non perché un messaggio volgare o popolare. Per fare un paragone, il capitano della Roma Francesco Totti dopo un derby con la Lazio è stato molto più greve con la maglia “Vi ho purgato ancora”.


Cosa dire? I blog statunitensi sono molto critici con la Nfl, che chiamano la “No Fun League” (la lega del non divertimento) per via delle regole rigide che bloccano sul nascere forme di entusiasmo da parte di giocatori e del pubblico. Possiamo dire che quelli di Nate non siano stati comportamenti molto professionali. Ma a chi importa tra i tifosi? Soprattutto a Detroit: una città colpita duramente dalla crisi e che sogna nello sport nonostante le difficoltà economiche dei Lions e dei Pistons.

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